Buongiorno lettori e lettrici,
vi propongo una nuova intervista, la protagonista è Alessandra Pontecorvo, autrice del libro “Aspetti qualcuno?” della casa editrice “Scatole Parlanti”
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Intervista
1 – Chi è Alessandra Pontecorvo e che tipo di scrittrice sei?
Alessandra è una donna che non sa stare per troppo tempo in silenzio e quindi scrive per sé o per conto terzi. Mi piace pensare di essere una persona che scrive per rispondere a un’esigenza che è quella di far sapere la mia opinione, ciò che penso, ciò che mi piace e ciò che detesto. Mi piace pensare di essere una persona che scrive (scrittrice mi sembra un titolo troppo alto) in modo onesto e diretto, senza troppi ricami. Probabilmente la mia formazione e il mio lavoro mi hanno tolto un po’ di poesia
2– Come, o da dove, è nata l’idea di scrivere il tuo libro “Aspetti qualcuno?”
Aspetti qualcuno? è un’idea che ho nel cassetto da anni. Nei primi anni di università avevo iniziato a buttare giù qualcosa, ho ritrovato il quaderno sui cui avevo iniziato a scrivere a mano. È stata una gestazione lunga ma credo che fino alla stesura finale del romanzo non fosse ancora arrivato il suo momento. Se lo avessi scritto quando avevo iniziato, pur partendo dalla stessa idea, probabilmente nessuna delle protagoniste avrebbe avuto la storia che ho raccontato.
3 – Mi descriveresti il tuo romanzo con tre parole?
Femminista senza asterisco (te lo spiego poi decidi tu se metterlo): il mio è un libro che parla di donne che soffrono, che gioiscono, che si autodeterminano, che lavorano, che si sacrificano, che si impegnano, che sperano, che sognano. E fanno tutto insieme, senza dover scegliere quale parte di loro stesse mostrare per essere riconosciute. Ed è questa la vera forza femminista di cui ci dovremmo riappropriare: avere la consapevolezza che siamo in grado di gestire sia la donna fragile che non ha paura dei propri sentimenti, sia la donna forte che si sobbarca i problemi e li risolve da sola.
4 – Un pregio e un difetto delle quattro protagoniste: Marta, Monica, Diletta e Denise
Marta è una sognatrice, entusiasta ma entra in modo irruente nella vita degli altri. Monica è determinata di una determinazione che a volte sfocia nella testardaggine. Diletta è gentile ma questa sua gentilezza la fa essere troppo accondiscendente. Denise invece è coraggiosa ma non ne è consapevole e si sente terribilmente insicura.
5 – Quali sono le tematiche trattate?
Le protagoniste vivono tutte vite diverse ma che fondamentalmente si somigliano. Non ci sono tematiche particolari, è più che altro un racconto di tutte quelle sfaccettature che accompagnano la vita di una donna con le sue fragilità, le sue pene d’amore, la sua voglia di rivalsa e il coraggio di osare.
6 – Qual è, secondo te, il punto di forza del tuo romanzo?
Uno dei commenti che mi hanno fatto più spesso, e che ho anche apprezzato di più, è stato “mi sono rivista molto in…” una delle quattro e credo che possa essere questo il punto di forza: cioè provare a raccontare situazioni ed emozioni in cui è facile rivedersi perché, almeno una volta, sono state parte anche della vita di ognuno.
7 – Come ti sei organizzata per la stesura del libro dovendo alternare le protagoniste in ogni capitolo?
È venuto abbastanza spontaneo in realtà, l’unico stratagemma diciamo tecnico che ho usato è stato scrivere a parte i giorni della settimana, dividerli nelle diverse parti e, a parte per Marta, chiudere le storie delle altre in due giorni.
8 – Che emozioni e sensazioni hai provato durante la stesura?
In realtà questo romanzo l’ho scritto durante il laboratorio di scrittura creativa de “Il Melograno” quindi la sua stesura è stata più che altro cadenzata da tempi di consegna e rimaneggiamenti in corso d’opera e l’unica sensazione era l’ansia di farlo leggere al docente. Le emozioni le ho provate più nella fase di editing. Alcune volte mi sono sorpresa di come mi fossero venute in mente certe immagini oppure di come avessi scelto una parola invece di un’altra. Alcune parti sono particolarmente biografiche quindi è successo di rivivere con la scrittura le stesse emozioni già provate nella vita reale.
9 – Come ti descriveresti con tre aggettivi e quali passioni/hobby hai nel tempo libero?
Sono una persona entusiasta, onesta e, come mi ha detto la mia style coach, determinata anche se non mi ci sento molto. Passioni tantissime… amo scrivere, leggere, il teatro, guardare lo sport, la musica e i concerti, ho svolto attività politica per tanti anni… insomma di tutto un po’
10 – Infine una curiosità: qual è stato l‘ultimo libro che hai comprato e/o letto?
“Quaderno Proibito” di Alba de Céspedes, è stata l’ultima lettura che abbiamo condiviso con gli altri del Club del Libro – Roma
Biografia
Nota biografica Classe 1984, pugliese di nascita e romana di adozione, sono laureata alla facoltà di Scienze Umanistiche della Sapienza di Roma in Scienze della Traduzione Tecnico Scientifica. Mi occupo di comunicazione pubblica, istituzionale e social media, e dal 2013 ricopro questo ruolo all’interno del Parlamento Italiano, collaborando con diversi Onorevoli.
Sono coautrice di “Meritiamoci l’università” (Eclettica edizioni), saggio politico scritto a seguito delle varie riforme universitarie che hanno interessato il primo decennio degli anni 2000 e autrice “Vita da impanicati – istruzioni per l’uso” (Giacovelli Editore), un saggio che si presenta come un piccolo manuale, diviso in due parti, nel quale provo a raccontare e a dare risposte alle domande che più spesso affollano la mente di chi soffre di ansia e di attacchi di panico e a chi sta vicino a qualcuno che ne soffre. Sempre per Giacovelli Editore ho pubblicato due racconti all’interno di altrettante antologie: “Quarto Capitolo” all’interno di “L’ unico vaccino è l’amore. 21 racconti contro il coronavirus” e “La promessa” all’interno della raccolta “Oltre il Buio”.
Inoltre sono una delle collaboratrici fisse di Rewriters, testata giornalistica digitale fondata e diretta da Eugenia Romanelli, per la quale curo il blog “Vita da Impanicati” in cui tratto il tema della salute mentale. Questo che vi presento è il mio primo romanzo, che ha visto una gestazione molto lunga che mi ha consentito di trovare il modo migliore per raccontare una storia che avevo nel cassetto da moltissimi anni e che, pur essendo molto lontana dall’essere autobiografica, è certamente un insieme delle mie esperienze vissute e/o desiderate.